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Autore: Dott. Alfredo Ferrajoli

Titolo: “Condividere e Comunicare”: un Laboratorio per l’Interazione

Articolo pubblicato sulla Rivista Nazionale denominata “Rinnovare la Scuola” n. 20 Apr./Giu. 2003

Il Laboratorio proposto a giovani studenti di scuola superiore, oltre che dalla trattazione di alcuni aspetti teorici della Psicologia, è stato caratterizzato da esperienze di gruppo sulle emozioni e sui sentimenti dei ragazzi partecipanti allo scopo di migliorare la conoscenza di quegli aspetti profondi e in continua evoluzione della loro personalità.

Attraverso il dialogo aperto e il confronto sereno e costante si è potuto agire in maniera positiva sulla consapevolezza del mondo emotivo, migliorandola. Inoltre, gli studenti partecipanti hanno avuto l’opportunità di condividere con il gruppo i loro vissuti interiori e comunicare in modo sincero ansie e preoccupazioni caratteristiche della loro età.

La proposta di realizzare un “Laboratorio per l’Interazione” così concepito, ha permesso di elaborare un Progetto operativo che è stato inserito nel P.O.F. dell’ I.S.I.S.S. Pacifici-De Magistris di Sezze.

L’impostazione delle attività, caratterizzate dal lavoro in piccoli gruppi, ha permesso la socializzazione e la condivisione delle esperienze di ciascuno ed ha favorito, in alcuni casi ripristinato, la comunicazione e il contatto con se stessi.

Attraverso una metodologia interattiva, capace di sollecitare i partecipanti all’apertura di sé, è stato possibile interagire in modo significativo creando un clima di accoglienza, di ascolto e di comprensione.

E’ emerso un diffuso bisogno di “incontrarsi”, di interagire in profondità, di conoscere, conoscersi e socializzare.

Complessivamente è emerso il quadro di una condizione giovanile provata da alcune esperienze della vita: educazione autoritaria e delusioni di carattere sentimentale hanno causato intense frustrazioni, sentimenti di amarezza,poi, sono stati riferiti di essere stati provati nei confronti di amicizie terminate.

Queste esperienze sono state vissute con dispiacere e hanno lasciato sentimenti di scoraggiamento che sono apparse comunque non determinanti per lo sviluppo di patologie e, anzi, vanno contribuendo in modo sano allo sviluppo delle loro personalità.

In particolare i soggetti partecipanti riferiscono che l’esperienza del Laboratorio ha permesso loro di riflettere su di sé, ascoltare, mettersi in discussione, socializzare ed aprirsi in un clima piacevole e sereno di accoglienza e di accettazione.

Per alcuni di loro, frequentare il Laboratorio è servito a capire che sia i sentimenti “buoni” che quelli “cattivi”, o ritenuti tali, possono essere condivisi con altre persone.

In un’età particolare come quella adolescenziale in cui si va formando l’identità personale, comprendere l’importanza di aprirsi agli altri e di socializzare in profondità, anche attraverso l’espressione di contenuti emozionali che vorrebbero “rimanere dentro”, è già fonte di aiuto di per sé, di scambio e di approfondimento del senso del “noi”.

Per altri partecipanti le esperienze effettuate nel Laboratorio sono state vissute come momento di arricchimento personale e di crescita, capace di fornire aiuto attraverso il confronto con il gruppo, ad accettarsi di più, a volersi bene.

Emerge in loro la sorpresa, positiva, di affrontare la psicologia in modo esperienziale e il piacere di scoprire “cose nuove”, sia su se stessi sia sul “comportamento umano in generale”.

I soggetti partecipanti hanno dimostrato di saper riferire, con partecipazione emozionale, le loro paure e dolori, le loro gioie e aspettative.

Così, il desiderio di recarsi in Egitto con la propria madre, emerso durante un incontro, assume la connotazione di uj bisogno di indagare e conoscere “il mistero” insito in ognuno di noi.

La presenza, poi, della propria madre può essere inquadrata nella difficoltà di fare ciò in maniera autonoma.

La “voglia” di andare in Africa, espressa da parte di alcune partecipanti, munite di radio, quaderno e penna, assume il significato connesso all’esplorare, al riflettere e al conoscere cose nuove per dare un significato e un senso alla propria vita; la scelta di recarsi “al deserto” con radio, macchina fotografica e fogli, è invece verbalizzata da altre partecipanti come il desiderio di recarsi in un luogo di riflessione che sia in qualche modo “oltre” senza però per questo tagliare i legami con il mondo; allo stesso modo la scelta di recarsi sull’Everest con quaderno, penna e sacco a pelo esprime, secondo il gruppo, il desiderio di infinito e, nel contempo, un’esigenza di pace, di isolamento, di riflessione.

Spesso i soggetti partecipanti hanno anche riferito di voler portare con sé i libri poiché ritenuti “compagni di viaggio insostituibili”; la maggior parte vorrebbe portare insieme a loro i propri partners sentimentali poiché senza non partirebbero e non andrebbero in nessun luogo.

Altri invece scelgono la migliore amica come compagna di viaggio, insieme all’inseparabile cellulare, scelto da molti, che esprime sia l’attaccamento ai valori produttivistici e consumistici della nostra società, sia, a livello più profondo, la difficoltà nel partire e separarsi, anche per brevi periodi, dal mondo degli affetti.

Altre partecipanti riferiscono il desiderio di partire con il gatto o con il loro pupazzo di peluche preferito (orsacchiotto, dicono alcune) cha ad una lettura analitica profonda rivela un aspetto relativo a bisogni di relazione e richiesta di contatti rassicuranti più “caldi e morbidi”.

La metodologia interattiva, così impostata, ha permesso al gruppo di pervenire ad una sintesi organica tra teoria e pratica, attraverso l’utilizzo di situazioni specifiche e tecniche esperienziali.

Dal costante monitoraggio effettuato attraverso discussioni aperte, relazioni, somministrazione di questionari, è risultato che il Laboratorio ha trovato molto interesse da parte dei partecipanti i quali hanno richiesto maggiore disponibilità di ore e approfondimenti.

Per una ragazza partecipante, il Laboratorio, a suo scrivere, è un luogo dove “ognuno ha qualcosa da comunicare e da donare, anche un semplice sguardo o sorriso: gesti semplici che fanno capire che la vita può diventare bella, se goduta con pienezza in ogni istante e se si riesce a compiere le cose ordinarie sempre con straordinario vigore e impegno”.

Il Laboratorio è stato capace di fornire a questa ragazza, come ad altre, un valido contenitore dei suoi mementi di ansia che rischiavano di compromettere il suo andamento scolastico.

Il Laboratorio di Psicologia “Condividere e Comunicare” è stato realizzato, ed è tutt’ora in fase operativa, grazie alla sensibilità del Dirigente scolastico Prof.ssa Jole Giorgetta e del Collegio dei Docenti e all’interesse degli studenti che lo hanno frequentato e che continuano a farlo con impegno, coinvolgimento e partecipazione.